Noomi Basra,
non è un nome inventato a caso: storicamente indica la limetta secca importata dall’Asia e poi diffusa in Oriente attraverso il porto di Basra, nel sud dell’Iraq. Localmente si chiama così, benché il termine più comune sia “dried limes”. Questo nome porta con sé un percorso culturale e commerciale, una storia di scambi, migrazioni e contaminazioni, trasformando un semplice frutto in simbolo di memoria e resistenza.
Proporre oggi il rito di servire una bevanda a base di Noomi Basra non è nostalgia, ma un atto di resistenza contro un consumo dilagante, becero e privo di etica, finalizzato esclusivamente al profitto. Il rito rallenta il
tempo, restituisce valore all’attenzione e trasforma il bere in un’esperienza sensoriale completa.
La vista è catturata dal colore scuro e denso della bevanda. L’olfatto è attraversato dal profumo acido della limetta secca e dalla nota calda e penetrante del cardamomo. L’udito entra in gioco quando il bollitore,
giunto al massimo dell’ebollizione, fischia, come se cantasse qualcosa di non meccanico, di indomabile.
Infine il gusto: il Noomi entra in relazione intima e sensuale con il palato. Non consola né addolcisce, ma persiste, richiede presenza, produce un’estasi temporale breve e intensa, il cui strascico è indelebile.
Noomi Basra non è una semplice bevanda. È un dispositivo relazionale, un rituale minimo che oppone lentezza, memoria e complessità alla logica del consumo immediato. Un gesto che non promette redenzione, ma connessione.
Foto bollitore: Fabrizio Contarino
Noomi Basra,
non è un nome inventato a caso: storicamente indica la limetta secca importata dall’Asia e poi diffusa in Oriente attraverso il porto di Basra, nel sud dell’Iraq. Localmente si chiama così, benché il termine più comune sia “dried limes”. Questo nome porta con sé un percorso culturale e commerciale, una storia di scambi, migrazioni e contaminazioni, trasformando un semplice frutto in simbolo di memoria e resistenza.
Proporre oggi il rito di servire una bevanda a base di Noomi Basra non è nostalgia, ma un atto di resistenza contro un consumo dilagante, becero e privo di etica, finalizzato esclusivamente al profitto. Il rito rallenta il
tempo, restituisce valore all’attenzione e trasforma il bere in un’esperienza sensoriale completa.
La vista è catturata dal colore scuro e denso della bevanda. L’olfatto è attraversato dal profumo acido della limetta secca e dalla nota calda e penetrante del cardamomo. L’udito entra in gioco quando il bollitore,
giunto al massimo dell’ebollizione, fischia, come se cantasse qualcosa di non meccanico, di indomabile.
Infine il gusto: il Noomi entra in relazione intima e sensuale con il palato. Non consola né addolcisce, ma persiste, richiede presenza, produce un’estasi temporale breve e intensa, il cui strascico è indelebile.
Noomi Basra non è una semplice bevanda. È un dispositivo relazionale, un rituale minimo che oppone lentezza, memoria e complessità alla logica del consumo immediato. Un gesto che non promette redenzione, ma connessione.
Foto bollitore: Fabrizio Contarino
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nopavilion@gmail.com